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1081 numero 19 anno 2012 - focus
Sulla perdita dello Status di disoccupato
a cura di Francesco Pierro

A decorrere dal 1° gennaio 2013, il comma 33, art. 4, della Legge 92/12, ha aggiunto alla lettera a), comma 1, art. 3  del D.lgs 181/2000, i seguenti commi:

1 bis, dal quale si evince che le Regioni e le Provincie autonome di Trento e Bolzano, dovranno porre in essere azioni fattive a favore dei percettori di ammortizzatori sociali, consistenti minimo in:
-  un colloquio di orientamento entro tre mesi dallo stato di disoccupazione;
- azioni di orientamento collettive tese ad una concreta e più efficace ricerca di occupazione, anche in ragione del contesto produttivo territoriale, decorsi tre mesi e non oltre sei mesi dallo stato di disoccupazione;
- formazione non inferiore a due settimane, adeguata alle competenze professionali del disoccupato e dalla domanda di lavoro, trascorsi sei mesi e non oltre dodici dallo stato di disoccupazione.
- proposte di adesione ad iniziative di inserimento lavorativo entro la scadenza della prestazioni a sostegno del reddito.

1 ter, riferito ai percettori di integrazioni salariali o altre prestazioni in costanza di lavoro, la cui sospensione è superiore a sei mesi, quali destinatari di un offerta di formazione professionale non inferiore a due settimane, in virtù delle specifiche competenze professionali.

Fin qui, a prescindere dagli esiti finali, si apprezza sicuramente il sostegno “psicologico” sottostante alla norma, tesa ad assistere i disoccupati e coloro che sono a rischio di licenziamento, facendo sentire la presenza delle Istituzioni sul territorio.
Certo non si può dire altrettanto per le sorti dell’art. 4, comma 1 del Dlgs 181/2000 (poi sostituito dall’art. 5, comma 1 D.lgs 297/2002). In quanto, la Legge “Fornero”, oltre a stabilire che i contratti a termine di durata superiore a sei mesi, comportano la perdita lo status di disoccupato,  indipendentemente dall’età e dal reddito, ha addirittura abrogato la lettera a), che prevedeva la  “conservazione dello stato di disoccupazione a seguito di svolgimento di attività lavorativa tale da assicurare un reddito annuale non superiore al reddito minimo personale escluso da imposizione”

Le conseguenze di questa abrogazione, apparentemente limitate alla mera perdita dello status di disoccupato, possono comportare conseguenze ben più gravi.
Infatti, dal 1° gennaio 2013, l’aver guadagnato solo un Euro sarà motivo di perdita della stato di disoccupato, con inevitabili ricadute nei confronti dei percettori di ammortizzatori sociali, in ordine alla compatibilità con eventuali attività di lavoro autonomo o subordinato, voucher compresi. Allora, gli stessi potrebbero non accettare proposte lavorative di breve durata, o solo di poche ore lavorative, per non perdere il sostegno al reddito.
Ancora peggio, e paradossale, si prospetterebbe il caso dei  disoccupati. Difatti, gli stessi  potrebbero accarezzare l’idea di accettare (in via temporanea) solo offerte lavorative in “nero”, conservando l’iscrizione per avere più chance lavorative. Si pensi alla L. 407/90, all’art 4, commi 8-10 della Legge 92/12 e più in generale ad ogni forma di credito d’imposta per assunzioni (nazionale o regionale) che minimo richiedono una permanenza nello status di disoccupato da almeno sei mesi. Senza poi dimenticare altri aspetti del vivere quotidiano, che riguardano la sfera assistenziale riservata ai disoccupati, quali ad esempio i ticket di esenzione sanitaria.
Proprio in quest’ottica, la Conferenza delle Regioni, riunitasi  22 novembre, nel chiedere di ripristinare la previgente normativa, ha comunque approvato le linee guida per una regolamentazione unitaria della Legge 92/2012. Però, l’approssimarsi del voto in tre Regioni, ha fatto si che la Conferenza individuasse il 30 giugno come data ultima  per adottare provvedimenti in recepimento della 92/2012, ciò con il dichiarato intento di permettere al Parlamento di intervenire al fine di ripristinare le precedenti regole sullo stato di disoccupazione.    

Questo è uno degli aspetti regolatori che modificheranno in peggio il mercato del lavoro, producendo l’esatto opposto di quello che si prefiggeva la norma, il lavoro nero e non lo sviluppo attraverso nuova occupazione. Occorre riflettere molto sulla portata di tali interventi, in una materia così delicata, sicuramente sarà il caso di porvi rimedio con correttivi legislativi urgenti.

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